QUERELA DI FALSO IN CASO DI RECESSO SOTTOSCRITTO IN MODO INCONSAPEVOLE.

Spetta al dipendente agire per invalidare il documento aziendale portato in giudizio.

L’articolo di Angelo Zambelli pubblicato sul Sole 24 Ore di oggi.

Deve proporre querela di falso il dipendente che sostiene di aver sottoscritto per ricevuta la comunicazione del suo licenziamento senza esserne consapevole o contestando il contenuto del documento. Così si è pronunciata la Corte di cassazione con l’ordinanza 17089/2026, confermando la decisione della Corte di appello di Salerno che aveva dichiarato improponibile l’impugnativa di un licenziamento asseritamente orale.

Un lavoratore ha dedotto di essere stato licenziato oralmente. L’azienda invece, costituendosi in giudizio, ha eccepito di aver intimato il licenziamento in forma scritta, producendo copia della lettera sottoscritta dal dipendente “per ricevuta”. Il dipendente ha negato il collegamento tra la propria sottoscrizione e l’effettiva conoscenza del recesso datoriale, asserendo di aver firmato diversi documenti senza essere consapevole che fra essi vi fosse anche la comunicazione di recesso.

Il Tribunale di Salerno, accogliendo il ricorso del lavoratore, ha ritenuto che egli avesse disconosciuto sia la conformità all’originale del documento, secondo l’articolo 2719 del Codice civile, sia la stessa autenticità della firma apposta in calce, secondo gli articoli 214 e 215 del Codice di procedura civile. Pertanto l’onere di formulare la relativa istanza di verificazione gravava sulla società e l’omesso assolvimento di tale onere determinava per la stessa l’inutilizzabilità dell’atto prodotto.

La Corte di appello ha riformato completamente la sentenza di primo grado e la ricostruzione operata è stata condivisa dalla Corte di cassazione. La Corte territoriale ha ritenuto che, laddove la parte contro la quale venga prodotto un documento disconosca la propria sottoscrizione, debba applicarsi il procedimento di verificazione della firma previsto dagli articoli 214 e seguenti del Codice di procedura civile, onde grava sul soggetto che intende avvalersi del documento proporre istanza di verificazione. Invece, quando chi ha apposto la firma sull’atto ne disconosca il contenuto (perché firmato in bianco o perché di contenuto ignoto al firmatario né da lui concordato), lo stesso deve proporre querela di falso.

In particolare, per i giudici di secondo grado, il dipendente non aveva semplicemente disconosciuto la sottoscrizione, ma aveva contestato la formazione stessa dell’atto. In una simile ipotesi, l’onere processuale gravava sul lavoratore, il quale avrebbe dovuto proporre querela di falso per inficiare la validità processuale del documento allegato dall’azienda a dimostrazione dell’avvenuta intimazione per iscritto del licenziamento.

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